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L’IRC TRA SFIDE EDUCATIVE E NODI GIURIDICI  AL CENTRO DEL CONVEGNO REGIONALE DEI DOCENTI DEL VENETO

 

   Il  22 gennaio si è svolto a Vicenza il II CONVIR 2010 , Convegno regionale di aggiornamento organizzato dall’ADR (associazione docenti di religione) e dallo SNADIR, sul tema “L’IRC nella scuola, dell’autonomia tra sfide educative innovazione didattica e nodi giuridici”. Il Convegno ha avuto luogo presso l’istituto professionale “B. Montagna” di Vicenza, ed è stato presieduto dal Prof. Domenico Zambito, segretario regionale Snadir del Veneto, che ha parlato brevemente della storia dello SNADIR in Veneto e a Vicenza,  tracciando le nuove prospettive che vuole portare avanti in questo territorio e di cui questo convegno ne è una parte.  
   Mons. Antonio Bollin, direttore IRC della diocesi di Vicenza,  dopo aver portato i saluti di S.E. Mons. Cesare Nosiglia, ha iniziato il suo intervento parlando delle caratteristiche che deve avere  un docente di IRC oggi.  Deve essere formato, aggiornato, ben motivato e con  una grande convinzione educativa, mentre il dott. Franco Venturella, direttore degli uffici scolastici provinciali di Vicenza e Padova dopo aver salutato e ringraziato i docenti IRC, per l’attività che svolgono nel mondo della scuola,  ha introdotto  il tema “per una scuola di qualità capace di educare istruendo”.
   La sua relazione è iniziata con una battuta : “l’alunno da lei chiamato non è al momento raggiungibile”, per sottolineare che, per poter iniziare una relazione, bisogna essere in due.
   Questa relazione va costruita in modo motivante e stimolante, mettendo al centro lo studente, senza il quale la scuola perde la sua valenza educante.  Perciò non bisogna sacrificare le strutture che cercano di valorizzare l’impegno alla formazione, lasciando i  ragazzi sulla strada ( con breve riferimento alla nuova proposta della Gelmini), ma bisogna impegnarsi per quello che è “un vero ascensore sociale” , per poter consentire una buona esistenza e per poter orientarsi in modo autonomo nella vita, tenendo conto che è dalla singolarità di ognuno che si ha successo formativo.  “Non uno di meno” come ricordava anche don Milani.
   La sfida che bisogna affrontare è il passaggio dalla conoscenza alle competenze, cioè avere quadri di riferimento che  permettono di confrontarsi e superare i problemi.
   Oggi l’Europa ci indica otto competenze basi che ci rimandano tutte al tema  della “competenza di cittadinanza”, ricostruendo  nuovamente le basi valoriali mediante nuovi percorsi formativi, utilizzando nuove mappe del  cammino educativo, ossia  un’opera di accompagnamento educativo con i nostri alunni per raggiungere quel futuro che don Milani ci diceva di trovare nello sguardo dei suoi ragazzi. La religione cattolica ha tanti punti di riferimento nella scuola di oggi e dunque può essere la “bussola” per la ricostruzione di questa nuova scuola di oggi.
   Il Prof. Renato Di Nubila,  docente di metodologia della formazione Università degli studi di Padova,  ha parlato dell’IRC tra innovazione didattica e dinamiche interattive di insegnamento e apprendimento.  Ha definito  il laico come colui che solleva la testa e lotta, sottolineando che innovare non è esaltazione del nuovo, ma confronto e valorizzazione del buono che in esso può aiutarci a ben formare. Ha sottolineato il fatto che bisogna educare per produrre formazione e che è un diritto della persona avere nella sua crescita la promozione religiosa. Ha evidenziato 5 punti fondamentali per lo sviluppo e l’educazione di tutti: l’educabilità, l’esperienza, l’intenzionalità,il cambiamento e la complessità. Si domanda: “chi è l’insegnante di religione?”,  e risponde:” è un  credente che è capace di dire di “no” per aiutare a crescere il ragazzo” e quindi un docente professionale e corretto, che vive nella complessità e nella complicazioni del mondo scuola”.
   Nell’educare – ha osservato Di Nubila – occorre “il patto dell’aula”, un patto formativo, un patto comune tra  docenti e studenti ; bisogna poi alimentare la discussione nell’aula, non secondo i canoni della tv, ma producendo un ascolto attivo, tanto da indurre il ragazzo a dire:” questo io non lo posso perdere!”, e  proponendo lavori di gruppi per contrapporsi al concetto cosi sviluppato del se.
   Questo prevede un lavoro con metodo, un lavoro per progetti intorno a nuclei tematici, una metodologia pedagogica pronta a nuove sfide che mi pone in una comunicazione assertiva che mi avvicini alle sue condizioni. In aula c’è bisogno di lealtà professionale, di argomenti con brevi presentazioni, evitando di parlare troppo ma cercando di far parlare i ragazzi, dandosi delle regole oggettive (nel patto con l’aula ) usando un linguaggio semplice e generoso, facendosi sentire.
   Il desiderio di far nascere il sè attivo nell’alunno è l’obiettivo dell’IRC, anche con delle alleanze con gli altri colleghi, perché l’IRC non sia una mosca bianca ma una parte viva e di comunione con gli altri colleghi..
Il Prof. Domenico Pisana, teologo morale, docente formatore referente progetto MIUR per l’ADR ha relazionato sul tema :”lo statuto epistemologico dell’IRC tra identità e differenze, ora alternativa e dialogo interreligioso”. Ha sottolineato come L’IRC sia una “disciplina in cammino”, una “disciplina al bivio” e una “disciplina in evoluzione”. Ha precisato che L’IRC è una materia a tutti gli effetti e che la scelta dell’IRC da parte dei ragazzi deve essere dettata dalla convinzione che la religione cattolica sia d’aiuto alla formazione dell’alunno, anche non credente. L’IRC è un’ora di cultura per colmare le lacune sugli elementi religiosi , ma anche un’ ora che consente di puntare più alto perché  trasforma la conoscenza in sapienza.
   L’IRC è una disciplina di senso, perché fa interrogare gli alunni sui grandi interrogativi dell’uomo e sul senso dell’esistenza. Sul problema della confessionalità dell’IRC c’è da dire che essa è una materia confessionale nell’oggetto ma aconfessionale  nella finalità.
   Il Prof. Orazio Ruscica, segretario nazionale Snadir e presidente dell’ADR si è soffermato infine sui nodi giuridici degli IDR: la ricostruzione di carriera e gli adempimenti formali nella valutazione dell’IRC. Ha parlato degli incaricati annuali che sono al 5 anno scolastico e che hanno diritto alla ricostruzione di carriera.
   La discussione è passata poi sull’ultima notizia di cronaca relativa agli  aumenti biennali che vengono dati agli insegnanti di religione.
   Infine si è parlato delle valutazioni che possono essere di due generi, la prima valutazione è legata alla tipologia che  riguarda il voto numerico  o il voto con giudizio, la seconda la rilevanza della valutazione in seno alla vita curriculare dell’alunno in seno allo scrutinio, che ancora oggi rimane una ferita che lo Snadir sta cercando di curare.
   Gli interventi finali sono stati molto interessanti e le domande dei convegnisti hanno stimolato un dialogo e numerose domande sulle questioni giuridiche, alle quali il prof. Ruscica,  con la competenza che lo contraddistingue nella materia,  ha risposto in modo esauriente.
 

Enrico Valenti

Adierre - Snadir - Professione i.r. - lunedì 25 gennaio 2010